NESSUN PRIMATO DI PIETRO

Mai Pietro, con tutto il suo carattere estroverso, ha preteso di avere un primato.

Nel medesimo cap. 16, ver. 23, di Matteo Ŕ scritto che Ges¨ rivolgendosi a Pietro gli disse: "vattene via da me, Satana, tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini".

Ges¨ dovette restaurarlo tre volte nella missione dell’apostolato ("pasci le mie pecore" di cui al cap. 21, vers. 15-17 del Vangelo di Giovanni), dopo il triplice rinnegamento di Pietro (Matteo cap. 26, ver. 69-79).

Gli "undici apostoli" e le centinaia di "discepoli" di Ges¨, conoscevano bene che Cristo non aveva dato alcun primato nŔ a Pietro, nŔ a nessun altro. L’Evangelo di Giovanni, vescono dell’Asia minore, fu scritto verso l’anno 100 e l’autore conosceva bene anche la decrepita vecchiaia di Pietro costretto a stendere le mani perchŔ un altro lo cingerÓ e lo condurrÓ dove non vorrebbe andare (Giov. cap. 21, ver. 18).

Le "chiavi" del regno dei cieli e dell’inferno sono insite nelle predicazioni del Vangelo.

Il sacerdozio pagano, con i suoi altari ed i suoi sacrifizi, era considerato interprete ed intermediario del volere divino.

Il sacerdozio cattolico fu posto in essere dalla curia romana nel 1160 per accoppiarlo con il sacrificio eucaristico (inventato nel sec. XI) e con la confessione e l’assoluzione dei peccati. Ai vescovi ed al papa fu attribuita la facoltÓ di consacrare altri sacerdoti, mentre la potestÓ sul tutto e tutti divent˛ un monopolio del pontefice romano.

In proposito si ricorda che nel Vangelo non esiste casta sacerdotale. In particolare Ges¨ ha detto a tutti i suoi fedeli (apostoli e discepoli) di predicare il Vangelo e che coloro i quali crederanno al loro "messaggio" saranno salvati, mentre quelli che lo rigetteranno saranno condannati. In sostanza questi ambasciatori di Cristo e notificatori della Sua Parola tengono simbolicamente "le chiavi dell’aldilÓ" in quanto mettono gli ascoltatori nella drammatica posizione della pi¨ importante libera responsabile scelta; se la persona accetta la predicazione si convertirÓ, sarÓ assolto dai suoi peccati, diventerÓ egli stesso un evangelizzatore ed infine entrerÓ in paradiso. Se invece la persona rigetta il messaggio cristiano, i suoi peccati rimangono a lui legati e le porte del cielo gli saranno chiuse. Gli uomini potrebbero insegnare l’errore ma in tal caso guai a loro perchŔ in paradiso "nŔ vi entreranno essi, nŔ lasciano entrare quelli che cercano di entrare" (Matteo cap. 23, ver. 13).

E’ ovvio che questa gratuita procedura di salvezza non Ŕ affidata ad una casta sacerdotale o ad una istituzione chiesastica, ma a tutti i cristiani (santi) secondo le capacitÓ ed i talenti di ciascuno.

Non prove storiche ma tradizioni e romanzi riportano che Pietro sia stato a Roma per 25 anni dal 42 al 67.

Nella lettera ai Galati al cap. 2, ver. 6-9, l’apostolo Paolo scrive: "Ma quelli che godono di particolare considerazione (quali giÓ siano stati a me non importa; Dio non ha riguardi personali) quelli, dico, che godono maggiore considerazione non m’imposero nulla di pi¨; anzi quando videro che a me era stata affidata la evangelizzazione degli incirconcisi, come a Pietro quella dei circoncisi (ebrei) - (poichŔ Colui che aveva operato in Pietro per farlo apostolo della circoncisione aveva anche operato in me per farmi apostolo dei gentili) - e quando conobbero la grazia che m’era stata accordata, Giacomo, Cefa (Pietro) e Giovanni, che son reputati colonne, dettero a me ed a Barbara la mano di associazione perchŔ noi andassimo ai gentili ed essi ai circoncisi".

Infatti troviamo Paolo in Grecia, Macedonia (Atti cap. 17, 18 e 20), in Italia, a Roma (Atti cap. 27 e 28), mentre Pietro era a Gerusalemme, Babilonia, ecc.


Tempo di Riforma, a cura del past. Paolo Castellina